Plagio: condannato in musica; ma nella moda?

Esiste il plagio nel mondo degli artisti? La scorsa volta abbiamo detto che moda e musica vanno a braccetto, che gli artisti “fanno” moda . Dettano, a volte, legge sulla tendenza, creano linee di accessori. I loro look sono stravaganti, spesso giudicati eccessivi ma  sul palco la fanno da padrone. Quando parliamo di questo fenomeno, inevitabilmente la mente va a Madonna e alla sua trasgressione o a Michael Jackson ed al suo famosissimo guanto.
Un po’ più complicato è associare la parola “tendenza” ad artisti italiani. Non è che non ci siano; se pensiamo a Renato Zero e ai sorcini, a Vasco Rossi e al rock o ai rapper, ci rendiamo conto che anche in Italia il fenomeno c’è. 

Occorre, però, stare attenti perché esistono i marchi depositati, le etichette e basta poco per incappare nell’accusa di plagio

Il plagio nella musica

Spesso, affinché si possa ipotizzare che un brano musicale costituisce un plagio, basta che esso susciti nell’ascoltatore il riconoscimento di un pezzo coperto da diritto d’autore ad esso antecedente. A tal punto, il giudice nomina un CTU (consulente tecnico d’ufficio) per redigere una perizia giurata, ed al quale viene proposto l’ascolto dei due brani (l’originale e l’eventuale plagio)¹

Plagio
Michael Jackson

Uno degli esempi più eclatanti di plagio è quello del 1992 quando Albano Carrisi denunciò  Michael Jackson sostenendo che il brano  Will You Be There contenuto nell’album Dangerous fosse una copia de I cigni di Balaka.
Alla fine del processo tenutosi a Roma,  i periti stabilirono che le due canzoni avevano 37 note di seguito identiche nel ritornello e quindi il plagio sussisteva.
Una sentenza successiva della Corte di appello civile di Milano stabilì che entrambi i cantanti si erano ispirati alla canzone del 1939, sprovvista di copyright, Bless You For Being An Angel degli Ink Spots. Questo gruppo, in voga negli anni ’30, si era a sua volta ispirato ad una musica tradizionale dei Nativi Americani – circostanza che Albano ha sempre smentito

Ma il plagio nella moda?

La questione diventa sottile.  Oltre alla contraffazione, che è ben altra cosa, molti grandi stilisti pensano che se anche un loro capo d’abbigliamento viene riprodotto da un’etichetta più commerciale, ci sarà sicuramente chi è pronto a spendere  molto di più per un capo originale.
Senza poi dimenticare che spesso sono proprio i grandi stilisti ad accusarsi a vicenda di plagio: basti ricordare la battaglia tra Yves Saint Laurent e Christian Louboutin sui diritti all’uso della famosa “Suola Rossa”.
Per questo possono esserci solo blande accuse di aver copiato uno stile, il motivo di una stoffa ma non si può mai parlare di plagio. Come si risolve, allora, la cosa? Spesso nascono piccole o grandi schermaglie fra gli artisti che però non verranno mai risolte da un giudice come accade per la musica.

“Lady Gaga ci copia”

I protagonisti della vicenda  sono i Cugini di campagna, gruppo italiano molto famoso negli anni ‘70 che raggiunse l’apice della carriera con il brano Anima Mia.
L’11 maggio scorso, sulla loro pagina ufficiale Facebook hanno scritto a Lady Gaga.  L’artista ha avuto la colpa di aver indossato un look durante la sua apparizione a Parigi, molto simile, secondo la band, ad uno dei loro tanti outfit. Ecco il post, tra l’ironico e il rivendicativo:

Plagio
Lady Gaga – Parigi

Dear Lady Gaga, everybody knows about your skill and we too much appreciate you, but after some photos on our Social Network we wanted to invite you to stop wearing identical dresses to ours, aware that you certainly do not need to imitate us.

With estimates

Country cousins.

Cara Lady Gaga, tutti sanno della tua bravura e anche noi ti stimiamo molto, ma in seguito ad alcune foto pervenute sui nostri Social Network volevamo invitarti a smettere di indossare abiti di scena identici ai nostri, consapevoli del fatto che non hai di certo necessità di imitarci.

Con stima

 I cugini di campagna.²

 

Non solo Lady Gaga

I Cugini di campagna hanno continuato accusando, con un post al vetriolo, anche Tina Cipollaro, protagonista del programma Uomini e Donne:

Cara Tina Cipollari, ti pregheremmo di smettere di indossare abiti prodotti con le nostre stoffe, perché indossati da noi hanno una certa rilevanza, mentre indossati da te, servono solo a causarci dei danni d’immagine. Siamo soltanto meravigliati dal fatto che, una professionista come Maria De Filippi, permetta di farti apparire in televisione, vestita in questo modo.

Plagio
I Cugini di campagna richiamano Tina Cipollari

Senza rancore,

I Cugini di Campagna³

Simpatici e… furbi?

Domanda: sono serie rivendicazioni? Intendiamo dire, chi vedendo Lady Gaga a Parigi ha pensato ai  Country cousins?  Forse è solo un modo per farsi pubblicità?
Abbiamo letto  vari post dei Country cousins e c’è da dire che sono molto simpatici. Sono stati protagonisti di un periodo della storia della musica italiana durante gli anni ‘70 ed ancora oggi hanno migliaia di fan in tutta Italia. Il loro modo di vestire era, per l’epoca, sicuramente una novità. Fa sorridere, però, pensare che Cher, Lady Gaga o David Bowie – citati in un loro post di ieri  21 maggio 2017 – possano aver tutti deciso di ispirarsi a loro per creare le proprie immagini.

Fonti

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