Tutto sul plissé

In queste pagine si racconta cos’è il plissé e la sua storia, di moda e di artigianato. Se sei interessato a saperne di più continua leggere. Se hai domande consulta a fondo pagina o contattaci,  saremo liete di rispondere!

Ma cos’è il plissé esattamente?

 

E’ la tecnica che consente di imprimere pieghe su tessuto. Pieghe dritte, svasate, a fisarmonica, piatte, cannoncini, fantasie di pieghe, geometrie di stelle, zig zag, onde, punte e moltissimi altri modelli. Il termine deriva dal francese e vuol dire semplicemente “a pieghe” e infatti in italiano si parla anche di pieghettati e di pieghettatura.

Un po’ di storia

E’ una tecnica molto antica, al punto che esempi di plissé si trovano già nell’antico Egitto in alcune tuniche e nei gonnellini tipici dell’abbigliamento maschile di quella civiltà. In tempi più recenti, tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, incontriamo Mariano Fortuny. E’ un genio della moda ma anche un vero artista a tutto tondo, crea un abito straordinario, ispirato alle tuniche della Grecia classica che chiamerà “Delphos”. Si tratta di una tunica morbida e scivolata, realizzata su seta, con una plissettatura fittissima il cui segreto è rimasto inviolato nonostante i numerosi tentativi di imitazione. La sua tecnica può essere considerata la capostipite della moderna plissettatura. E’ nei primi decenni del XX secolo che però il plissé conosce il suo momento d’oro: la tecnica si consolida, si codifica e diventa la lavorazione che conosciamo ancora oggi. Gonne, corpini, maniche, balze, dettagli dell’abbigliamento si arricchiscono grazie a questa tecnica che rivoluzionerà il mondo della moda.

Grandissimi maestri si cimenteranno nella costruzione di veri e propri capolavori, creando abiti che utilizzano la plissettatura in maniera magistrale. Fra i tanti, senza voler fare classifiche, ma solo secondo un gusto personale, Roberto Capucci raggiungerà vette ancor oggi ineguagliate.
In anni più recenti il giapponese Issey Miyake creerà una linea di abbigliamento e accessori che battezzerà “Pleats Please”. Stagione dopo stagione la collezione continuerà ad arricchirsi di proposte sempre innovative. La continua ricerca lo porta a sviluppare tecniche originalissime e veri capolavori. Il suo lavoro è caratterizzato dalla vivacità dei colori, dalla spregiudicatezza degli accostamenti e dalla semplicità delle linee, unite ad una fotografia minimalista e decisamente particolare.

 

Issey Miyake
Issey Miyake

Antico Egitto
Antico Egitto

Roberto Capucci
Roberto Capucci

Delphos
Mariano Fortuny

 

Tecniche di lavorazione

Le tecniche di plissettatura, fin quasi dagli esordi in età contemporanea, si dividono in due grandi categorie:

  • la lavorazione a macchina. Inizialmente meccanica, e oggi computerizzata, permette di plissettare grandi quantità di tessuto in breve tempo, con grande varietà di disegni, rivolta ad una produzione industriale.
  • la lavorazione a stampo (o a cartone). Rimasta sostanzialmente immutata nel tempo, utilizzata per singoli capi o piccole quantità, artigianale e sicuramente più accurata e personalizzabile per le varie esigenze. E’ rivolta a produzioni sartoriali e di alta qualità.

 

Il plissé artigianale

Quest’ultima tecnica, che è quella che noi utilizziamo ancor oggi, prevede l’utilizzo di stampi gemelli in cartone speciale in cui viene inserita la stoffa. Lo stampo viene poi chiuso piega per piega, legato ben stretto, sottoposto ad un bagno di vapore e successivo raffreddamento. E’ importante sottolineare la “naturalità” di questa tecnica: nessun prodotto chimico, acido o sostanza potenzialmente tossica viene utilizzata per produrre i tessuti plissé. E’ una tradizione che spesso si tramanda in famiglia di generazione in generazione. Anche le attrezzature necessarie e gli stampi, che spesso possono vantare più di alcune decine di anni di onorato “servizio”, vengono tenuti e custoditi dai maestri plissettatori come veri gioielli preziosi.
Oggi, purtroppo, nonostante sia ancora ciclicamente in voga e sia sempre ricercatissimo nell’alta moda e in moltissimi dettagli di abbigliamento e accessori, sono sempre meno gli artigiani che ancora padroneggiano questa tecnica e il prodotto industriale, a basso costo ma ovviamente più standardizzato, sta soppiantando il prezioso lavoro degli artigiani.

 

E quindi?

E’ per questo che, ritenendo un impoverimento la perdita di memoria, tradizioni e tecniche antiche, Plissé Papoff, raccogliendo un’eredità familiare oramai centenaria, ha deciso di accettare la sfida del tempo e di riprendere l’attività di famiglia, proponendo a tutti quelli che ancora cercano lavorazioni raffinate e personalizzate il nostro piccolo tesoro di meravigliosi stampi e di esperienza.

 


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PLISSÉ – DOMANDE E RISPOSTE

 

 

Quali sono i tessuti più adatti per il plissé?

La scelta della fibra è fondamentale per la plissettatura: ci sono tessuti su cui la piega svanisce letteralmente da sé e tessuti su cui la piega si imprime così forte che nemmeno stirandola si elimina del tutto. In breve: tra le fibre naturali vanno bene lana e seta. Il poliestere, in tutte le sue possibili tessiture è perfetto. Lino, cotone e viscosa sono da evitare, anche se la composizione mista a poliestere le rende spesso plissettabili con buoni risultati.

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Come faccio a sapere se si può fare il plissé su un tessuto di cui non conosco la composizione?

Spesso ci si ritrova in casa scampoli di tessuto o abiti da ravvivare che sarebbero perfetti con il plissé, ma non se ne conosce la composizione. La cosa più semplice da fare è quella di provare con il ferro da stiro, facendo alcune pieghe e lasciandolo raffreddare. Dopo si può provare a “spiegazzarlo” un po’ per vedere come reagisce la piega. Se il risultato è soddisfacente si può immergere in acqua il pezzo di tessuto per verificarne la lavabilità in acqua.

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Come si lava un capo plissé?

Dipende dalla composizione. Lana e seta vanno sempre lavati a secco. Il poliestere si può lavare in acqua. Non va mai stirato, a meno che non si sia stiratrici esperte con perfetta cognizione di come fare. Nel dubbio è necessario leggere l’etichetta con le indicazioni di lavaggio: il produttore è responsabile delle indicazioni fornite, anche se spesso, in confezioni non troppo affidabili le indicazioni potrebbero essere errate. In quel caso conviene affidarsi alla propria esperienza e alla lavanderia di fiducia.

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Cosa posso fare se il plissé della mia gonna preferita è andato via?

Se il plissé è andato via da solo, senza nessuna causa esterna (un acquazzone, un lavaggio errato, permanenza prolungata in luoghi eccessivamente caldi e umidi) vuol dire che la fibra utilizzata non era adatta alla plissettatura. In molti casi, anche con tessuti di ottima qualità, pian piano, sulle fibre naturali, il plissé può un po’ allentarsi. Può accadere in tempi brevi o nel corso di anni. Se invece il plissé è andato via per una errata manutenzione o per un lavaggio sbagliato spesso si può riprendere o rifare daccapo.

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Posso fare il plissé su un abito già cucito?

No. Non è assolutamente possibile plissettare un capo già fatto. Si possono plissettare le sue parti, dopo averle scucite e ben stirate, se il taglio dei pezzi lo consente. In genere si plissetta un tessuto già tagliato, talvolta un pezzo che verrà tagliato dopo la plissettatura.

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Devo fare una gonna plissé: quanta stoffa devo comprare?

La risposta a questa domanda è: dipende. Dipende dal taglio, dalla lunghezza, dal modello, dalle misure di chi la indosserà. Per saperne di più occorre conoscere le basi del taglio e valutare caso per caso.

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Vorrei fare del plissè. Quanto mi costa

Anche qui non c’è una risposta univoca: dipende dalle misure del pezzo, dal tessuto, dal tipo di piega. Per ogni singolo pezzo in genere si impiega uno stampo quindi, a volte, anche un pezzo molto piccolo, in proporzione ad uno decisamente più grande, può risultare “caro”, ma va sempre tenuto conto che la lavorazione artigianale a stampo del plissé richiede tempo e competenza.

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Come conservo un capo plissè?

Anche in questo caso la fibra fa la differenza. Un capo in poliestere non ha bisogno di grossa manutenzione. Può essere conservato appeso ad una gruccia o ripiegato in un cassetto. Se si tratta di lana o seta pura, invece, è meglio avere cura di tenerlo appeso senza ripiegarlo strettamente. Per una gonna va benissimo la gruccia con le pinze. Una sciarpa non va mai appesa ripiegata su sé stessa: meglio che sia adagiata morbidamente in un cassetto o su un ripiano. Ancor meglio se nella sua confezione, in un sacchetto di cellophane o in un contenitore che lo protegga da schiacciamenti.

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